Editoriale: parliamo delle "recensioni" una volta per tutte

Nell'editoriale di giugno vorremmo affrontare un tema che ultimamente ci sta toccando da vicino, ma che andrebbe esteso a una buona parte dell'editoria indipendente di qualità: le recensioni.

"Le recensioni sono dei lettori per i lettori".

Questa è una frase che sento molto spesso e che in un certo senso mi trova anche d'accordo. Tuttavia, essa decade nel momento in cui il lettore smette di agire come tale e veste i panni di un critico o di un professionista (e lo fa male); ancora di più, perde logica nel momento in cui il lettore si rivolge direttamente all'editore dell'opera.

Ma facciamo un passo indietro e partiamo dal concetto di utilità. Dicevamo che una recensione dovrebbe avere lo scopo di dire qualcosa al lettore del futuro, corretto? Colui che deve scegliere se comprare o meno l'opera. Riporteremo di seguito tre recensioni lette online, dove ometterò l'opera a cui le stesse si riferiscono. Abbiamo in ordine sparso un'opera famosa, poi una di un'editore indipendente che stimiamo e poi, infine, una nostra.

  1. Potessi dare meno di una stella a questo pattume fetido di romanzo, lo farei senza colpo ferire. La più grande schifezza su cui ho avuto la sventura di posare lo sguardo.
  2. In qualunque lingua lo traduciate, resterà sempre un libro di merda.
  3. Terribile. Uno dei libri più brutti che abbia mai letto.


Con la lettura di queste tesi, arriviamo all'unione della prima frase ("Le recensioni sono dei lettori per i lettori") con quella che introdurremo di seguito, che viene considerata la seconda massima intoccabile, ovvero:

"Il lettore ha pagato, è la sua esperienza e può dire ciò che vuole"

Che mi ricorda un po' il mio istruttore di guida quando il pedone si tuffava sulle strisce sbucando dal nulla e mi ripeteva: "è colpa sua, ma se lo stiri avrà comunque ragione". Battute a parte, ci sta! Nessuno mette in dubbio che un libro possa non piacere e che ci possa essere delusione, ma dov'è finita l'educazione? 

Dal mio punto di vista, una recensione negativa dovrebbe sempre avere tre elementi minimi per meritare considerazione:

  • Rispetto e linguaggio
  • Il concetto di soggettività, in alternativa prove oggettive
  • Il dispiacere

Mi spiego. Se io compro un libro, lo scelgo perché mi attrae. Sono quindi euforico all'idea di intraprendere un viaggio alla scoperta di una storia affine ai miei gusti, oppure di avventurarmi in un campo nuovo e scoprire emozioni mai provate prima. Se tutto ciò si rivela un grande flop, dovrei provare dispiacere.

Se nella recensione invece riverso solo cattiveria gratuita e quasi mi diverto, poi provo del piacere a distruggere il lavoro altrui, chi ci guadagna qualcosa? La risposta è semplice: nessuno.

Notate poi che le tre recensioni riportate sopra potrebbero essere di qualunque libro, le ho scelte apposta per creare questo effetto. Li leggerete dopo aver letto le recensioni? Forse sì, forse no. Prima vi sfido a capire di che libri sto parlando.

Non cerchiamo Yes Man, chiediamo consapevolezza

Questo editoriale non cerca consenso facile. Non stiamo sostenendo che andrebbero vietate recensioni negative, o che il lettore non deve essere libero di esprimere la propria opinione. Siamo i primi a insegnare ai nostri autori che le recensioni vanno rispettate, che il lettore DEVE poter esprimere la propria opinione costruttiva, ma il punto è proprio questo. Ci sono due parole chiave:

  • Opinione
  • Costruttiva

Se mancano questi due elementi, cadiamo facilmente nel campo del danno economico, che anziché aiutare la sana editoria non fa altro che affossarla a vantaggio di un'altra editoria, peggiore, che di queste dinamiche - comprese le recensioni false - ci vive.

La mancata consapevolezza del danno

Qual è il problema? Mi sento dire a volte. "Io quelle recensioni manco le leggo". Il punto non è come ragiona il singolo, ma come ragiona la massa, la signora Maria che deve scegliere la sua prossima lettura.

Quell'amico che di fronte all'invitante trattoria vi dice: "Mmmh, meglio di no, ho visto che su Tripadvisor ha una valutazione di 3.8, si mangerà da schifo". Sapete quante volte ho mangiato divinamente in ristoranti da 3.8? Molte più che in ristoranti da 4,5. Quanti lettori si fermano alla media e non acquistano, senza leggere le motivazioni dietro quella media?

Lo sapete che le piattaforme di recensione (Goodreads, Amazon) valutano in modo pesantissimo 1 stella a fronte di 5 stelle? Per bilanciare la media di una singola recensione negativa, ne servono 4/5 opposte.

Dietro queste opere ci sono professionisti che investono, lavorano e sudano per portare un'editoria di qualità, diversa, e non sto dicendo che il risultato sia sempre quello sperato. A volte sbagliamo, è possibile, ma se vogliamo davvero cambiare l'editoria - in meglio - è importante che tutti prendano coscienza delle dinamiche di questo mercato, per riflettere due volte prima di pubblicare certe valutazioni e scrivere certe frasi online.

"Le parole hanno un peso"

Chiudiamo con un concetto ribadito spesso, le parole hanno un peso, ovunque vengano scritte e pronunciate, e spesso fanno più danni di una brutale azione fisica. 

Se le recensioni sono davvero dai lettori per i lettori, prima di scrivere la prossima vi invito a chiedervi una cosa: "Il mio parere aiuterà davvero il prossimo acquirente a scegliere?"

In caso contrario, potete anche passare oltre. Se poi si riduce tutto alla semplice azione di vomitare odio online per sentirsi meglio, allora possiamo raccontarci quanto vogliamo che bisogna supportare l'editoria indipendente e chi investe per un'editoria migliore, ma poi non lamentiamoci se a prosperare sono sempre e solo quegli editori che chiedono agli autori 4.000€ per pubblicare un libro.

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